Prodotto semplice e veloce di una cucina talvolta complessa espressione primordiale dell'arte culinaria e del patrimonio gastronomico italiani

Il vero cibo di strada guadagna terreno in Toscana e 70 chef stellati fermano “l'Avanzata” in Costiera


Si è appena concluso con enorme successo lo Streetfood Market a Marciano della Chiana (AR) il 22 e 23 maggio e nel resto dello “Stivale” si continua a travisare il concetto di cibo di strada, a mistificarlo e imbastardirlo con creazioni d'alta cucina.


Il massimo rispetto va all'evoluzione sul piatto dei ristoranti di un cibo popolare – quello di strada – già di per sé evoluto e “finito” (nel senso di completo; ndr)


Ma va detto che non è vero e proprio cibo di strada quello organizzato dai 70 chef stellati italiani a Vico Equense il 23 maggio.


Il cibo di strada, non ci si stanchi mai di ricordarlo, è il prodotto semplice e veloce di una cucina talvolta complessa che è espressione del territorio e della sua storia. Se vogliamo fare qualche esempio, rimanendo in Campania, la cucina di strada è quella del Mangiamaccheroni (spaghetti cotti in brodo e mangiati con le mani) del brodo e purp (brodo di polpo), del Per' e' o' muss (Piede e muso di maiale lessi e conditi con sale e limone), del fritto misto napoletano e della pizza fritta prima ancora che la pizza nel forno a legna e piegata a portafoglio... salvata in extremis dalla certificazione Stg


MA PER STRADA SIA CHIARO! Con l'apecar piuttosto che con lo stand, nella friggitoria nei pressi della strada dei presepi a San Gregorio Armeno piuttosto che in un tavolo per strada fuori da un “bugigattolo” sufficiente a somministrare il cartoccino con recondite leccornie. Ma arrivarono le norme sanitarie sempre più severe e l'immagine di Sofia Loren che frigge pasta e calzuncelli e Pulcinella seduto che si cala in bocca la coda di spaghetti svanisce a poco a poco che gli anni passano.


È comprensibile che i grandi chef stellati sentano il bisogno di riunirsi per combattere quella che per loro è considerata forse l'avanzata dei barbari camuffando il gesto con malinconica nostalgia del “Carretto che passava...” di Battistiana memoria. È comprensibile anche che cerchino di adattarsi ai corsi e ricorsi storici che riportano il pubblico a riscoprire sapori antichi e semplici, altro da cucina creativa, nouvelle cuisine e simili,  Chiamiamolo piuttosto finger food, creazioni minime d'arte culinaria da mangiarsi con le dita, MA NON CHIAMIAMOLO STREETFOOD!


Il 22 e 23 maggio a Marciano, nella valdichiana aretina in Toscana, il cibo di strada vero, quello autentico, originale e genuino ha riconquistato il suo pubblico e un podio che gli spetta di diritto. Il cibo di strada – quello autentico – è l'antesignano della cucina di oggi. L'uomo nasce nomade per poi sedersi a tavola con piatti, bicchieri, tovagliame e le posate di Caterina de' Medici che hanno ingentilito anche i cugini d'oltralpe. Mentre oggi la cucina “evoluta” vede gareggiare italiani e francesi a suon di numeri per chi ha più formaggi nel proprio paniere e contendersi un valore aggiunto di un vino – quello francese – che nel tempo gode di sempre maggior fama e bramosia rispetto alle eccellenze delle cantine italiane.



Il 23 maggio a Vico Equense si è travisata la realtà!



Massimiliano Ricciarini

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